La gradualità degli obiettivi nell’approccio alla Maratona

Di Abramo Salvestrin

Capita molto spesso, che prestazioni particolarmente esaltanti da parte di atleti italiani, portino giovani e meno giovani, alla pratica della stessa specialità sportiva. Basta pensare allo sci con Alberto Tomba, la pallavolo ai tempi d’oro della nazionale di Velasco. Altri esempi dal nuoto e dal tennis. Per non parlare della passione per la vela scatenata da Luna Rossa o ancora delle piste di pattinaggio su ghiaccio improvvisamente intasate da aspiranti praticanti di curling. Passioni sfumate con la stessa velocità con cui erano nate.

La grande popolarità che ha acquisito in questi anni la specialità della Maratona, a mio avviso é dovuta a motivi diversi. Lo strepitoso episodio della vittoria Olimpica di Baldini é ormai lontano e negli ultimi anni sono poche le prestazioni esaltanti dei nostri atleti.

Non é lo spirito di imitazione del campione che spinge molte persone a dedicarsi alla corsa a lunga distanza.

Una recente analisi pubblicata da “Correre” dimostra come la tendenza sia stata ancora in crescita anche per il 2016.

Vedo due importanti fattori che la giustificano.

Il primo é prettamente “sociale”. Quale altro sport permette a migliaia di persone essere tutti protagonisti nello stesso momento e nello stesso luogo? Campioni e amatori di tutti i livelli partono in contemporanea, corrono sullo stesso percorso, magari con aspetti paesaggistici attraenti. C’è spazio per un’infinità di pubblico, senza pagare un biglietto.

Il secondo motivo del successo della maratona, invece, é la sua individualità. Escludendo qualche decina di atleti che in Italia possono ambire ai primi posti delle competizioni nazionali, escludendo anche chi si pone il solo obiettivo di partecipare e di arrivare fino in fondo, per tutti gli altri c’è sempre un obiettivo cronometrico molto variabile da persona a persona. Quasi sempre é una continua corsa a migliorare il proprio personale.

Dalle 6 ore alle 2 ore e 30 minuti, ognuno ha un obiettivo che vuole raggiungere e l’esito della prestazione dipende solo dall’atleta.

Per fare in modo che questa passione sia duratura e soprattutto salutare, a chi comincia a correre o passa alla maratona da distanze più brevi, io consiglio molta gradualità, sia negli allenamenti che negli obiettivi.

Il corpo, ha bisogno di molto tempo per rispondere agli stimoli dell’allenamento, con adattamenti che lo rendano resistente. Il rischio dell’infortunio da sovraccarico é sempre in agguato.
Sono un convinto sostenitore della gradualità anche negli obiettivi che ci si propone. Difficilmente in maratona si vede un “salto di qualità” notevole.

Una progressione di risultati con miglioramenti graduali ma continui ci fa stare bene fisicamente, oltre a dare fiducia e motivazione. Qualità importantissime per uno sport in cui ci si allena tutto l’anno per essere pronti due o tre domeniche.

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